martedì 30 aprile 2013

Reporter di guerra e non impiegato dell'informazione - La "scrittura del vero"

"Quel lavoro col taccuino che batte la tecnologia": è il titolo del primo articolo che ho letto questa mattina, scritto da Mimmo Candito de La Stampa e dedicato al caso di Domenico Quirico, giornalista di cui si sono perse le tracce da giorni in Siria.

Perchè proprio questo articolo?
Ha catturato la mia attenzione sicuramente per quella vicinanza nel titolo di due parole così sfacciatamente opposte e differenti nella loro dimensione: un piccolo taccuino, magari sgualcito e l'immensa macchina della tecnologia sempre performante, veloce, aggiornata.
Ebbene  la seconda è la mia compagna di viaggio che quotidianamente mi affianca fedele nel mio lavoro di comunicazione. Non perde mai un colpo, non mi tradisce...mi consente di parlare al mondo, ai miei clienti e molte volte anche ai mie cari piu' lontani, semplicemente stando davanti allo schermo del mio pc.
Taccuini? Non ne uso piu' da tempo, anche gli appunti ormai li raccolgo nelle note del mio IPAD.
Certo generalmente mi occupo di comunicazione e non di informazione, per cui il ricorso alla nuove tecnologie è del tutto giustificato, solo un pazzo potrebbe pensare di comunicare oggi senza sfruttare i sistemi e i mezzi della comunicazione integrata.

L'articolo di Candito mi ha portato però ad una riflessione: lancia un messaggio che va ben oltre le problematiche del'informazione e parla a tutti, lo leggo come una "bella bacchettata" a chiunque si occupi di comunicare, informare, formare, insegnare: "...l’estetica dell’apparenza si fa norma etica, la rapidità elettronica della comunicazione diventa l’orizzonte che sostituisce la qualità identitaria dell’informazione, e vero e verosimile si fanno una melassa indifferente...". (dall'articolo)

Riscoprire il valore della comunicazione del vero, attraverso l'esperienza diretta, di condivisione reale con esigenze, aspirazioni, desideri, sofferenze e perchè no anche gioie ed emozioni di quel prossimo di cui ci occupiamo (ciascuno per i propri settori:lettore, cliente, discepolo ecc.), che forse dovremmo  guardare in faccia piu' frequentemente, non attraverso il filtro di uno schermo.
Solo così la scrittura si carica di contenuto normativo e non estetico, divenendo scrittura del vero.
"La retorica emotiva di Hemingway si può opporre alla rivendicazione di Kapuscinski, che dice amaro: «Un tempo, questo mestiere lo facevano quelli che avevano empatia profonda con le sofferenze degli uomini e dei popoli, e ci stavano in mezzo, erano lì anch’essi; oggi, sempre più pare un lavoro da impiegati dell’informazione». È vero, ma non è così per tutti, ancora. Certamente, come dimostra questa dolorosa vicenda che colpisce noi de «La Stampa», non per Domenico Quirico. " (dall'articolo)

Devo frugare nel fondo di una vecchia borsa, per ritrovare il mio sgualcito moleskine.

Maria Rosaria Iglio


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